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Principale | gennaio 2005 »

21/12/04

Autoprefazione

Un altro blog sui motori di ricerca? Di certo non se ne sentiva il bisogno. Non solo ce ne sono a bizzeffe ma tra tutti i blog, anche quelli non tematici, sono certo che non ce ne sia neppure uno che non abbia dedicato almeno una volta un post a questo argomento, e a Google in particolare.

Di motori di ricerca parlano e scrivono tutti: giornalisti di carta stampata, autori di siti web amatoriali, e persino alcuni comici nelle loro gag televisive. Secondo il Keyword Tool di Overture, la parola chiave "motori di ricerca" è stata digitata oltre 27.000 volte solo nello scorso mese di Novembre.
Si tratta di un elevato numero di utenti che cercano informazioni su questi strumenti: a cosa servono, quali e quanti sono, come si usano, quali sono quelli dedicati ad uno specifico settore... Ma i motori di ricerca sono diventati anche un formidabile strumento di comunicazione. Si calcola che oltre il 70% dei navigatori italiani li utilizza per cercare informazioni prima acquistare un prodotto, e che tra questi oltre il 60% ha basato la scelta d'acquisto sulle informazioni ottenute. Non male!
Eppure, i signori della comunicazione (categoria della quale faccio parte, essendo il sottoscritto un pubblicitario) sembra che snobbino i motori di ricerca: non riescono ancora a comprendere la loro natura, se si tratta di normali strumenti informatici oppure di veri e propri media.
Queste pagine gialle del mondo, continuano a spiazzarli. Perchè? Per la semplice ragione che i motori di ricerca hanno attinto la propria linfa vitale dalle attese del pubblico e sono diventati l'emblema della grande decomposizione dei massmedia. Google, ad esempio, rappresenta il primo caso nella storia della comunicazione in cui un media è diventato "messaggio" anche in assenza di pianificazioni, concepts, investimenti, annunci, ...
E mentre i pubblicitari corrono più dietro ai sondaggi che alle idee, è un motore di ricerca ad essere proclamato da milioni di utenti il campione della comunicazione del nostro tempo perchè non fa altro che riflettere quello che noi gli chiediamo.
Questa che stiamo vivendo è una vera rivoluzione della comunicazione che presto investirà tutti i media e la pubblicità sarà costretta a diventare sempre più personalizzata, più individuale alla ricerca di ascolti sempre più limitati. Perchè i telespettatori del prossimo futuro si stanno imbevendo di questa rivoluzione e presto non acceteranno più di ricevere immagini imposte.
Le vorranno scegliere loro.
E siccome credo che il rischio sia il miglior segreto per restare a galla, un anno fa ho deciso di passare passare da quest'altra parte.

Questo blog lo scrivo soprattutto per me: perchè tanto, male che vada, le parole scritte aiutano a pensare meglio. E se scriverò delle fesserie, pazienza.